Viaggi Su Misura: Petrified Forest - Arizona

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Petrified Forest - Arizona
GLI ALBERI DI PIETRA CHE HANNO VISTO I DINOSAURI
 
Sorge l'alba sul deserto dell'Arizona nord-orientale. Nell'incerta luce violacea cominciano ad emergere dall'oscurità i contorni di colline, coni e guglie. Quando il sole rende i contorni piu' chiari, si possono distinguere fasce colorate sulle pendici di arenaria, come se i diversi strati fossero stati meticolosamente dipinti con pallide sfumature scintillanti.
 
In questo mondo magico tronchi di conifere giacciono sparsi sul terreno arido, in buona parte tagliati in grossi ceppi come enormi sugheri. Ma se qualcuno tentasse di incidere il nome su uno di questi alberi rimarrebbe stupefatto: corteccia, linfa e polpa lignea si sono trasformate in pietra. Inoltre in questi antichi reperti scintillano i colori dei cristalli di quarzo esagonale che hanno mutato questi pezzi di legno in scrigni di pietre preziose giallo, blu, arancione e rosa.
 
La Foresta Pietrificata, scoperta nel 1851 dall'ufficiale dell'esercito Lorenzo Sitgraves, è il piu' vasto complesso di alberi fossili del mondo. Un'altra foresta pietrificata esiste a Sigrion, nell'isola di Lesbo in Grecia, ma per dimensioni, quantità e per quel loro aspetto extraterrestre, gli alberi di pietra dell'Arizona non temono confronti.
 
Per gli indiani Navajo i tronchi sparsi erano le ossa di un gigante leggendario, Yietso; mentre i Paiute li ritenevano frecce dovute alle ire del loro dio del tuono, Shinauv.
La storia di questi ceppi duri come il ferro inizio' circa 200 milioni di anni fa, quando il deserto non era una scultura di rocce calde e abbaglianti, ma una vasta pianura paludosa.
Non la lince rossa, il coyote e il puma, ma i dinosauri si aggiravano tra le conifere giganti che popolavano le pendici delle colline e delle montagne vulcaniche. Il novanta per cento degli alberi superava i 30 metri di altezza e avevano un diametro di circa 2 metri. Alcuni erano addirittura il doppio.
 
LA METAMORFOSI DA ALBERO A PIETRA
 
Nel corso del tempo gli alberi muoiono e i loro enormi tronchi sono trascinati dalle piene periodiche. Travolti da fiumi irruenti e gonfi, sono imprigionati nelle gole o ammassati fra loro, dove vengono coperti da spessi depositi di fango, sabbia e ceneri provenienti dalle eruzioni dei vulcani circostanti.
Sepolti nella palude e privati dell'ossigeno, ecco che iniziano questa strana metamorfosi. L'acqua del sottosuolo assorbe la silice dalla cenere vulcanica e altri minerali dai sedimenti: quest'acqua, ricca di minerali impregna i tessuti dei tronchi imprigionati, disponendo molecole di silice sulle pareti delle cellule. Queste si trasformano in quarzo o, mischiate ad altri minerali, si cristallizzano in quarzi semipreziosi come l'agata, il diaspro, l'onice, la corniola, l'ametista.