Nel XVI secolo queste terre furono popolate dalle tribù indiane Hopi, Zuni e Navajo. Le pianure semiaride attorno alla Monument Valley furono occupate principalmente dai Navajo, il gruppo più numeroso di indiani americani. Essi si dedicavano principalmente alla pastorizia. Buona parte della loro cultura venne ereditata dagli Anasazi, come la lavorazione dei turchesi, la tessitura di coperte a disegni geometrici, la pittura del corpo con sabbia, adottata per curare malattie. I Navajo erano noti per le razzie compiute sui vicini, altre tribù indiane, Messicani e coloni bianchi.
Quando nel 1859, un manipolo di Navajo scatenati razziò un accampamento bianco, dovette intervenire la cavalleria. Molti Navajo cercarono rifugio nella Monument Valley e nel territorio circostante. Ma nel 1868, dopo una guerra prolungata, i Navajo si arresero e furono trasportati a Fort Summer, nel New Mexico. Nel 1874, il capo Manuelito guidò una delegazione a Washington e persuase il governo americano a restituire agli indiani Navajo la maggior parte delle terre confiscate, compresa la Monument Valley.
Dopo vari anni furono scoperti nella zona importanti giacimenti di vanadio, di uranio; essendo la zona di proprietà degli indiani, l'amministrazione dei Navajo sta ancora ottenendo notevoli benefici e un alto reddito pro-capite.
Negli anni '80 i Navajo continuano ad allevare pecore e capre nella Monument Valley, che chiamano "il posto tra le pietre rosse". I Navajo lavorano anche l'argento e i turchesi estratti dalla loro terra e con la lana degli animali tessono coperte con i tradizionali disegni geometrici.
Si dice che ogni tessitore Navajo commette deliberatamente un errore in ogni coperta, poichè gli indiani credono che la perfezione segni la fine della vita del tessitore.